Adidas, Puma / Hitler / Jesse Owens

Breve storia di due super brand, un dittatore e un atleta

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Cosa c’entrano le nuove Storm Adrenaline da corsa con Hitler? Cosa c’entra Puma con Adidas? Cosa c’entrano entrambi con Jesse Owens? Quattro ministorie su quattro personaggi.

1/4 — STORM ADRENALINE, sneaker da corsa

Da qualche giorno è bufera su Puma SE, nota azienda di abbigliamento sportivo , dopo il lancio delle nuove sneaker da corsa “Storm Adrenaline” che, viste dall’alto, ricorderebbero proprio il sig. Adolph Hitler.

In molti hanno polemizzato, affermando che somigli più a Flaubert o a Edgard Allan Poe, a essere galeotto è proprio il nome, però “Storm Adrenaline”, in quanto l’acronimo “SA”, è drammaticamente lo stesso dell’hitleriana Sturmabteilung, la “Sezione d’assalto”, ovvero il primo gruppo paramilitare del partito nazista.

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La cittadina divisa tra le due aziende

2/4 — FRATELLO ADIDAS & FRATELLO PUMA

Non è però la prima volta che la questione hitleriana bussa alla porta della Puma. E’ infatti quasi incredibile la storia dei due fratelli Rudolf e Adolf Dassler, figli di un calzolaio bavarese, che fondarono nel 1924, nella cittadina di Herzogenaurach, la ditta di scarpe Gebruder Dassler, divenendo immediatamente famosi per aver creato le scarpe con cui Jesse Owens vinse 4 medaglie d’oro alle Olimpiadi di Berlino, nel 1936.
Nel 1947, a causa di un dissidio personale e politico sulla posizione nei confronti del nazismo, i due fratelli si divisero letteralmente a metà l’azienda: Adolf Dassler, detto “Adi”, chiamò la propria parte “Adidas”, mentre Rudolf chiamò la sua metà “Ruda” per poi passare a “Puma”.

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Fontana al centro di Herzogenaurach

3/4 — LA CITTA’ DEI COLLI PIEGATI

Da quel giorno, tra le due sedi di Adidas e Puma fondate simbolicamente su sponde opposte del fiume Aurach, iniziò una lunghissima competizione. Negli anni, la cittadina di Herzogenaurach divenne nota con il nome di “Città dei colli piegati”, perché tutti i cittadini controllavano le scarpe della persona con cui stavano parlando. Adidas e Puma diventarono centri di identificazione politica, religiosa e sociale: se Adidas incarnava il culto protestante e gli ideali socialdemocratici, Puma, invece, era un centro cattolico e conservatore. Per circa 70 anni (lo racconta il Wall Street Journal) difficilmente si sarebbero visti matrimoni tra appartenenti alle diverse fazioni e, anche se ora il clima è più disteso, l’adesione al brand per cui si lavora è molto forte.

Al centro di Herzogenaurach, è stata da poco eretta una fontana con quattro bambini che giocano al tiro alla fune: due hanno scarpe Adidas e due, non occorre nemmeno dirlo, Puma. Al centro un -forse un po’ rassegnato- calzolaio.

[Se vi interessa approfondire, questo è un articolo davvero bello, di Corporate Landscape Magazine, su come l’urbanistica di una cittadina bavarese sia cambiata per trovare risorse e fare spazio a due giganti come Adidas e Puma]

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Jesse Owen, sul podio nel 1936, fa il saluto militare

4/4 — BLACK JESSE

Jesse Owens era ragazzo nero della provincia americana, nato nel 1913. Lavorava, guarda caso, in un negozio di scarpe e nelle pause si esercitava nella corsa e nel salto in lungo. Questo salto lo portò lontanissimo: a 23 anni, sotto un cielo di croci uncinate della Berlino nazista del 1936, a pochi metri dal Führer, vinse 3 medaglie d’oro e provò a ritirarsi dalla quarta competizione, dicendo: “Ne ho già vinte tre, facciamo gareggiare anche gli altri” ma lo ributtarono in gara e vinse anche la quarta medaglia(100 metri, 200 metri, staffetta 4x100, salto in lungo).

E’ storia la successiva uscita di scena del Führer per non stringergli la mano, ma non completamente vera. Pare infatte che Hitler rimanesse molto affascinato da Owens e che gli inviasse poi una foto per avere un suo autografo. Dal lato suo, anche Owens pare che abbia conservato una foto di Hitler nel portafogli tutta la vita e, nonostante lo storytelling filoamericano degli eventi, abbia sempre insistito nell’affermare che vide Hitler fargli un cenno di complimento, mentre era sul podio. E alla domanda sulla mancata stretta di mano, rispose “Vero, Hitler non mi ha stretto la mano ma fino a qui non lo ha fatto neanche il Presidente degli Stati Uniti.

Infatti Roosevelt, pare per impegni politici, non riservò a lui lo stesso incontro che riservò agli altri atleti bianchi, nemmeno una telefonata o una lettera. Owens morì a 66 anni, povero e abbandonato.

Chi sono: Mi chiamo Nicola Donati, lavoro nel mondo digitale. Vivo a metà tra Tunisi e Praga, ovvero a Reggio Emilia. Ho un blog su Notizie, Marketing e costume, che poi è questo.

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Il Digital come modo di vedere le cose. Account manager @ Webranking, Amazon Coordinator @ Pragmatic. Vivo tra Tunisi e Praga, ovvero a Reggio Emilia.

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