*Il ventre della balena (Vietnam 3)

Sveglia presto / Colazione / Partenza.

All’Hotel ci viene a prendere Mia, una giovanissima guida Vietnamita che parla a raffica. Prendiamo il nostro posto sulla navetta che ci porta alla Baia di Ha Long.

Nelle 4 ore di guida spericolata sull’unica via che collega Hanoi al nord, tra buche e mancati incidenti, dai finestrini ci accorgiamo della vita reale di questo paese: risaie, fabbriche multinazionali, famiglie, edifici in costruzione. L’altra guida, Quy, sembra però volerci intrattenere con tutt’altro, parlandoci di un Vietnam più ‘scolastico’.

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Arriviamo ad Ha Long, sul mare, ma il caldo è sempre lì. La città sta crescendo sbilenca, schiacciata dal peso delle aspettative, del mercato cinese (siamo quasi al confine) e del cattivo gusto capitalista. L’UNESCO ha riconosciuto la Baia ‘Patrimonio dell’umanità’ (e una delle sette meraviglie del mondo).

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Partiamo per una crociera di due giorni e una notte. La bellezza del paesaggio è mozzafiato: più di 3000 isolette incorniciano il nostro passaggio. La leggenda racconta che un drago le creo di perla per intralciare l’avanzata di una flotta nemica e poi, innamoratosi del paesaggio, si inabissasse tra loro. ‘Ha Long’ significa infatti ‘il drago che si inabissa’.

Nell’Ottocento i navigatori europei paragonavano queste isole a cattedrali toscane, ed è effettivamente una descrizione azzeccata da parte di un Europeo. Europei sono anche tutti i partecipanti alla crociera: coppie di pensionati belgi, spagnoli in viaggio di nozze, una famiglia francese il cui padre trova ogni modo per fare il buffone. Ma va bene così.

Dopo alcune ore di navigazione, a nave ferma, mi domando tra il vociare delle cicale se e quanto io riesca a entrare nelle cose, quanto per me quello spettacolo sia letteratura e basta, quale sia la mia capacità di partecipare al mondo. Dopo una breve visita a una grotta insulsa, ci tuffiamo: è il mio battesimo nel Pacifico.

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Ora sembra tutto più vero. Passiamo la serata sul ponte della nave mentre le nuvole corrono rapide dietro alle ombre notturne delle isole. Beviamo una birra, andiamo a dormire in cabina, Davide commenta sorpreso: ‘Stiamo dormendo nel Mar Cinese Orientale!’, Stefano risponde: ‘Tecnicamente non stiamo ancora dormendo’.

Stefano -che è ingegnere- ha ragione ma il respiro lento e regolare del ventre della balena ci sta cullando gli occhi. Il libro che, ormai esausto, sto leggendo, cita testuale: ’ Navigare nella Baia di Ha Long’. Improvvisamente tutto ciò che ci circonda non è più un fondale distante: siamo noi, è la nostra vita che è diventata letteratura.

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Mi ricordo di te, in controluce, quando chiudo gli occhi, come se non ci fossero chilometri tra di noi. Non dimenticarti di questo ragazzo che ora è un uomo. Alla prossima volta,

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