*Mari e Monti (Vietnam 4 e 5)

Giorno 4: Bye Ha Long, Hello Sapa

La sveglia suona presto, alle 5.45, nella nostra cabina: vorremmo vedere l’alba ma è nuvoloso. Ormai siamo svegli, tanto vale salire per primi sul ponte della nave. L’aria si erge liquida come un’orzata tra le rocce della baia. Digiuni, sul pontile della nave siamo coinvolti in una lezione di Tai Chi for dummies che seguiamo solo perché la colazione tarda e perché pensiamo di spiccare tra i pensionati europei in crociera. Ovviamente finiamo per sembrare la parodia di tre orsi ballerini nel video di GanGnam Style. I vecchi sembrano Bruce Lee al nostro confronto.

La lezione finisce con un massaggio (ah, che bello- pensiamo noi) purtroppo da fare alla persona che avevamo davanti a noi durante gli esercizi. Di questo momento preferiamo non parlare mai più.

La mattinata prosegue con la colazione e l’escursione in kayak che non faccio, nel terrore di far annegare, con un movimento sbagliato, l’anziano che doveva far coppia con me. Al termine di una giornata nuvolosa ci riportano ad Hanoi dove ci ritroviamo a mangiare un intingolo di pesce serpente. Loffi e sfiancati dal sudore, ci facciamo trascinare in stazione. Perché? Perché un comodo treno notturno ci porterà a Sapa, sulle montagne del nord del Vietnam.

La stazione dei treni di Hanoi è Mordor: 39 gradi, no aria condizionata. E’ esattamente come ti immagini le prigioni di Caracas, con le pale dei ventilatori che sembrano averne meno voglia di me. Con i nostri zaini da 18kg aspettiamo lì le 21.30. Il bagno ha la carta igienica fuori: la devi strappare e te la devi mettere in tasca prima di entrare nella cabina. Non c’è lo sciacquone, non è guasto: semplicemente è sostituito da una bacinella di acqua con un pratico secchiello da usare manualmente. All'improvviso il pensiero corre con nostalgia alla Stazione di Reggio AV di cui mi lamento sempre perché il bar non ha il POS.

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Alla fine la cabina del treno è molto carina: passiamo dalla crociera di Assassinio sul Nilo alla traversata di Assassinio sull’Orient Express. Ti aspetti un po’ di trovarti Poirot in cabina (non francese, belga) e invece c’è Martin, un tedesco alto e simpatico con un polipo brutto tatuato sul petto. Martin parla cercando di spingere il più possibile il mento contro il collo. Proviamo a dormire nonostante il treno sobbalzi e schiamazzi. Fuori dal finestrino scorrono paesaggi notturni del Vietnam del Nord: addormentàti, poveri, polverosi, sorridenti.

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Giorno 5: Riso Amaro

Lao Cai è la stazione finale. Ci arriviamo verso le 5.30 del mattino quando il capotreno (“Train manager” non è ancora una posizione disponibile in Vietnam) bussa violentemente alla nostra porta. A differenza della nave qui ci portano subito il caffè. [Ah, a proposito, il caffè vietnamita ci è piaciuto molto, tanto da non affermare con piglio consumatamente italiano: Eh però il caffè, in Italia, è un’altra cosa!].

Veniamo stipati in un van per Sapa ma almeno la temperatura è, per la prima volta, sotto i 35 gradi, quindi sia ringraziato il Cielo. Forse non sapete che a Sapa siamo venuti a fare trekking tra le montagne e le risaie. Proprio così. E qui non puoi stare in baita a bere bombardini.

[LO SAPEVATE? Il Nord del Vietnam è povero perché, a differenza del Sud che ricava ben tre raccolte di riso l’anno, col freddo ne riescono a portare a termine solamente una]

Chiunque di voi, amici lettori, mi conosca, si starà chiedendo PERCHE’ io sia andato a fare trekking sulle montagne del Vietnam e vi giuro che è lo stesso dubbio che è sorto anche a me. La guida è un bambina alta un metro, vestita di rosa e con una lunga treccia nera: si chiama Sai. Ci seguono nel viaggio due arpie anziane con le loro gerle sulle spalle. Prenotando abbiamo scelto il percorso livello “Medium” perché Davide e Stefano sono montanari e perché siamo uomini veri, che cosa facciamo? Sviliamo il nostro status? Eh no, eh. Eh no!
Il percorso inizia dentro a un pollaio di una casa privata. “E’ questo il percorso vero?”, nessuna risposta. Il terreno del sentiero è argilloso, rosso e fradicio come un budino Cameo quando non hai voglia di aspettare tutto il tempo indicato. I livelli di sicurezza sono tali per cui è PERFETTAMENTE ACCETTABILE che attraversare un fiume su due canne di bambù poggiate alle due rive sia non solo un atteggiamento logico, bensì una prassi assolutamente comune. Ai lati, numerose frane del terreno, ci mostrano la fine di turisti puniti per la ubris di essersi considerati livello medium. Le vecchie con le gerle seguono il percorso in ciabatte di plastica, chiacchierando in vietnamita. Il mio mood è assolutamente non consono a un paese in maggioranza buddhista.

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Le risaie sono a terrazze, sono veramente stupende per la prima mezzora. Passiamo tra le case, tra le risaie, sui greppi, le cascate: tutto è verde, florido, umido, vivo. Anche io sono verde, florido, umido e per fortuna ancora vivo. Dopo tre ore e quasi 400m di dislivello, arriviamo al rifugio che è una baracca dove ci rifilano del riso e la toilette è una cabina di bambù. Le vecchie di salutano cercando di venderci manifattura locale. Siamo fradici, ho le gambe morte.

Ripartiamo. Altre tre ore. Sai ci chiede: volete fare la strada lunga o quella corta? La risposta sembrava scontata. Invece facciamo la lunga perché ha un paesaggio migliore. E allora di nuovo case, risaie, greppi e cascate. A un certo punto chiediamo a Sai: ma ci sono gli orsi qui? “No” ci risponde allegra “ma ci sono i serpenti, per questo ho le protezioni sulle gambe”. Noi ci guardiamo attoniti, consci dei nostri bermuda e del fatto che lei non ha nessun soccorso con sé e che siamo a ore dalla civiltà.

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La notte è in un HomeStay, cioè stiamo nella casa vera di gente vera, come gli esploratori veri. Questa casa è talmente vera che la stanno ancora costruendo. Non ci sono le finestre: solo baldacchini di zanzariera sui letti. Questo è anche il momento in cui realizzo che ho lasciato al campo base i miei cambi e che quindi me ne starò coi vestiti sudati del giorno prima. Ma non è forse così che si diventa uomini veri?

PS La mattina dopo non ho notato nessuna particolare svolta alla mia mascolinità, L’unica notizia era che una guida ubriaca di rise wine è entrata di notte nella stanza di Davide e Stefano, confondendola con la propria.

Il Digital come modo di vedere le cose. Account manager @ Webranking, Amazon Coordinator @ Pragmatic. Vivo tra Tunisi e Praga, ovvero a Reggio Emilia.

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